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Balle in libertà.

Posted by Winston Smith in giugno 10th 2008  

Dopo la favola sui mutui, anche la norma urgente sulle intercettazioni è stata smontata e le stronzate sono venute a galla.

Un articolo del Corriere:

Leggende spacciate per verità

di Luigi Ferrarella

Una sfilza di luoghi comuni, spacciati per verità, compromette la serietà della discussione sull’annunciato intervento legislativo sulle intercettazioni. Che siano «il 33% delle spese per la giustizia», come qualcuno ha cominciato a dire e tutti ripetono poi a pappagallo, è un colossale abbaglio: per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, mentre per le intercettazioni si sono spesi non certo 2 miliardi abbondanti, ma 224 milioni. Però è una leggenda ben alimentata. Si lascia credere il falso giocando sull’ambiguità del vero, cioè sul fatto che le intercettazioni pesano davvero per un terzo su un sottocapitolo del bilancio della giustizia: quello che sotto il nome di «spese di giustizia» ricomprende anche i compensi a periti e interpreti, le indennità ai giudici di pace e onorari, il gratuito patrocinio, le trasferte della polizia giudiziaria. Spese peraltro tecnicamente «ripetibili», cioè che lo Stato dovrebbe farsi rimborsare dai condannati a fine processo: ma riesce a farlo solo fra il 3 e il 7%, eppure su questa Caporetto della riscossione non pare si annuncino leggi-lampo.

«Siamo tutti intercettati»
è altra leggenda che, alimentata da una bizzarra aritmetica «empirica», galleggia anch’essa su un’illusione statistica. Il numero dei decreti con i quali i gip autorizzano le intercettazioni chieste dai pm non equivale al numero delle persone sottoposte a intercettazione.
Le proroghe dei decreti autorizzativi sono infatti a tempo (15 o 20 giorni) e vanno periodicamente rinnovate; inoltre un decreto non vale per una persona ma per una utenza. Dunque il numero di autorizzazioni risente anche del numero di apparecchi o di schede usati dal medesimo indagato (come è norma tra i delinquenti).

«Le intercettazioni sono uno spreco»
è vero ma falso, nel senso che è vero ma per due motivi del tutto diversi da quello propagandato. Costano troppo non perché se ne facciano troppe rispetto ad altri Paesi, dove l’apparente minor numero di intercettazioni disposte dalla magistratura convive con il fatto che lì le intercettazioni legali possono essere disposte (in un numero che resta sconosciuto) anche da 007, forze dell’ordine e persino autorità amministrative (come quelle di Borsa).
Invece le intercettazioni in Italia costano davvero troppo (quasi 1 miliardo e 600 milioni dal 2001) perché lo Stato affitta presso società private le apparecchiature usate dalle polizie; e in questo noleggio è per anni esistito un Far West delle tariffe, con il medesimo tipo di utenza intercettata che in un ufficio giudiziario poteva costare «1» e in un altro arrivava a costare «18». Non a caso Procure come la piccola Bolzano (costi dimezzati in un anno a parità di intercettazioni) o la grande Roma (meno 50% di spese nel 2005 rispetto al 2003 a fronte di un meno 15% di intercettazioni) mostrano che risparmiare si può. E già il ddl Mastella puntava a spostare i contratti con le società private dal singolo ufficio giudiziario al distretto di Corte d’Appello (26 in Italia).
L’altra ragione del boom di spese è che, ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico, paga 26 euro alla compagnia telefonica; e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. Qui, però, stranamente nessuno guarda all’estero, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche, o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica.

«Proteggere la privacy dei terzi»,
nonché quella stessa degli indagati su fatti extra-inchiesta, non è argomento (anche quando sia agitato pretestuosamente) che possa essere liquidato con un’arrogante alzata di spalle. Ma è obiettivo praticabile rendendo obbligatoria l’udienza-stralcio nella quale accusa e difesa selezionano le intercettazioni rilevanti per il procedimento, mentre le altre vengono distrutte o conservate a tempo in un archivio riservato. E qui proprio i giornalisti dovrebbero, nel contempo, pretendere qualcosa di più (l’accesso diretto a quelle non più coperte da segreto e depositate alle parti) e accettare qualcosa di meno (lo stop di fronte alle altre).
Prima di dire poi che «le intercettazioni sono inutili»andrebbe bilanciato il loro costo con i risultati processuali propiziati. Ed è ben curioso che, proprio chi ha imperniato la campagna elettorale sulla promessa di «sicurezza» per i cittadini, preveda adesso di eliminare questo strumento che, per fare un esempio che non riguarda la corruzione dei politici, ha consentito la condanna di alcune delle più pericolose bande di rapinatori in villa nel Nord Italia, e ancora ieri ha svelato a Milano il destino di pazienti morti in ospedale perché inutilmente operati solo per spillare rimborsi allo Stato. Senza contare (c’è sempre del buffo nelle cose serie) che proprio Berlusconi ben dovrebbe ricordare come un anno fa siano state le intercettazioni, che ora vorrebbe solo per mafia e terrorismo, a «salvare» in extremis da un sequestro di persona il socio di suo fratello Paolo.

Ma il dato più ignorato,
rispetto al ritornello per cui «le intercettazioni costano troppo», è che sempre più si ripagano. Fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia.

Da L’Unità :

1)”In Italia si intercettano un milione e mezzo di persone all’anno”. Falso. I dati ufficiali parlano di 181 mila decreti d’intercettazione ogni 5 anni: 36.200 all’anno. Pari al 0.63 ogni 100 abitanti (contro lo 0.62 dell’Olanda e cifre simili del resto d’Europa). Avendo ogni decreto una media di 2.6 obiettivi, risulterebbero 1.63 italiani intercettati ogni 100 (470 mila in tutto), ma la cifra scende abbondantemente sotto l’1 per cento (meno di 300 mila) visto che i decreti si ripetono a carico della stessa persona. E nessun altro paese ha 4 regioni in mano alle mafie, né conosce tassi di corruzione pari ai nostri. E poi le intercettazioni, in Italia, possono disporle solo i giudici; negli altri paesi anche e soprattutto le polizie e i servizi segreti (negli Usa persino la Sec), senz’alcun controllo. Da noi nessuna intercettazione sfugge alla statistica, altrove invece il grosso dei controlli rimane clandestino. Nel 2003 la Corte Federale risulta aver autorizzato in tutti gli Stati Uniti la miseria di 5 intercettazioni per armi, 9 per corruzione, 6 per estorsione…
2) Le intercettazioni “sono una grave violazione della privacy”. Altra plateale sciocchezza, visto che la legge sulla privacy prevede una deroga “per fini di giustizia”: cioè nei casi in cui il giudice decida che il diritto alla privacy cede il passo al superiore dovere di scoprire gli autori dei reati, dare giustizia alle vittime e tutelare la sicurezza della collettività. Violazioni della privacy sono invece le intercettazioni prive del controllo di un giudice: tipo quelle autorizzate dalla Presidenza del Consiglio previste, indiscriminatamente e incontrollatamente, all’orribile decreto antiterrorismo varato in estate dal governo.
3) “Questa legge era attesa da una grandissima maggioranza degli italiani”. Nel paese della crescita zero, della recessione, degli scandali, della censura, dei treni alle zecche e degli aerei senza carburante, alzi la mano chi ha mai sentito qualcuno preoccupato per le intercettazioni. Salvo, si capisce, i delinquenti. Secondo i dati ufficiali, il 70% delle intercettazioni è per traffico di droga. Per fortuna i narcos non sono ancora la maggioranza della popolazione. Ma che gente frequenta, il nostro premier?.
4) “Io al governo non ho mai intercettato un oppositore, mai mandato la Guardia di Finanza a nessuno, mai messo le mani in tasca a nessuno, mai insultato nessuno”. Sull’ultima parte, Martin Schulz, Biagi, Santoro, Luttazzi e tanti altri, giù giù fino alla signora di Rimini apostrofata come “faccia di merda”, avrebbero parecchio da obiettare. Quanto al resto, non s’è mai visto un premier che va in tv a vantare, fra i meriti del suo governo, di non aver derubato, spiato o diffamato gli oppositori. Anche perché si potrebbe dedurne che ci aveva pensato, ma poi qualcuno l’ha dissuaso, spiegandogli che sarebbe finito in galera.
5) “Basta violazioni del segreto”. Il segreto investigativo non è mai stato violato dalle cronache sul caso Fazio. In compenso c’è qualcuno che da tre anni pretende dai pm Boccassini e Colombo che gli mostrino un fascicolo d’indagine coperto, quello sì, dal segreto. Quel qualcuno si chiama Previti. Il quale, non ottenendo soddisfazione, fa perseguitare dall’apposito Castelli i due pm con ispezioni, azioni disciplinari, attacchi a mezzo stampa per un delitto gravissimo: rifiutarsi di violare il segreto.

Dal Blog di Travaglio:

La legge Arsenio Lupin:

Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier.

Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati. Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano.

Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni).

Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo).

1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica.

2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime.

3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari – a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito – pur essendo soggetti privati – svolgono gratuitamente.

4) I giudici – si dice – devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.

Travaglio su l’Unità :

l’Unità, 9 giugno 2008

Il 25 aprile scorso i carabinieri di Verona arrestano Claudiu Stoleru, il romeno sospettato di aver assassinato due pensionati, Luigi Meche e Luciana Rambaldo, nella loro villetta a Lugagnano di Sona, dove li aiutava a tinteggiare una ringhiera. Il giovane era fuggito, ma grazie alle intercettazioni telefoniche gl’inquirenti l’hanno individuato e fermato a Civitavecchia. Stoleru ha subito confessato. Il sindaco leghista del piccolo comune, che aveva chiesto la pena di morte per l’assassino, ha annunciato il suo arresto in piazza alla popolazione inferocita. Ecco: se davvero, come ha annunciato due giorni fa il premier Silvio Berlusconi due giorni fa a S. Margherita Ligure,il governo vieterà di intercettare chicchessia, salvo che sia sospettato di mafia o terrorismo, con la nuova legge Stoleru non avrebbe mai potuto essere intercettato, dunque sarebbe ancora uccel di bosco. Se invece i giudici e i carabinieri l’avessero intercettato ugualmente, avrebbero dovuto scarcerarlo con tante scuse per inutilizzabilità delle intercettazioni, e in carcere sarebbero finiti loro, non lui. Le cronache sono piene di omicidi che vengono risolti grazie alle intercettazioni: da Cogne in giù.Ma ovviamente non è per salvare gli assassini che Berlusconi vuole vietare le intercettazioni. Anzi è probabile che presto diramerà la consueta rettifica, includendo i delitti “comuni” tra quelli per cui sarà ancora possibile intercettare. La sua ossessione sono i reati della casta: fiscali, finanziari e contro la Pubblica amministrazione. Meglio non scoprirli mai.

Proviamo a immaginare quante cose non sapremmo, sulle nostre classi dirigenti, se la nuova legge vergogna fosse in vigore da 15 anni. Intanto Berlusconi si risparmierebbe l’ultimo processo piovutogli addosso: quello per corruzione, nato dalle sue telefonate con Saccà, il direttore di Raifiction che attendeva aiuti finanziari per una “cittadella della fiction” in cambio di ingaggi di ragazze “vicine” al Cavaliere e a un misterioso senatore dell’Unione, pronto a far cadere Prodi. Ma questa, più che ad personam, è una legge ad personas: nel senso che avrebbe salvato (e potrebbe ancora salvare, con una norma transitoria che ordini di cestinare tutte le telefonate già fatte al di fuori delle nuove regole) centinaia di amici, compari e membri della classe dirigente. L’indagine sulle scalate bancarie, nata dalle intercettazioni del 2005,non sarebbe mai partita: Fazio sarebbe ancora governatore di Bankitalia, Fiorani e Consorte avrebbero conquistato illegalmente Antonveneta e Bnl, Ricucci avrebbe portato in dote agli amici di Berlusconi il Corriere della sera. Nulla si saprebbe dei rapporti privilegiati tra i furbetti e gli “arbitri” che giocavano allegramente la partita (governatore, berluscones e ds). Buio fitto anche sui successivi maneggi di Ricucci e Coppola, arrestati mentre tentavano di mettere al sicuro i bottini superstiti. Moggi e la sua banda continuerebbero a regnare sul calcio,scegliendosi gli arbitri à la carte e chiudendo i fischietti sgraditi negli spogliatoi.

Le enormi fortune recuperate dallo Stato grazie alle intercettazioni del pm Woodcock sugli scandali Inail e Monopoli di Stato sarebbero rimaste nelle tasche di chi se le era fregate.E sarebbe rimasto nell’ombra l’incredibile malcostume di sesso e favori alla Rai e alla Farnesina emerso da Vallettopoli. I riscontri telefonici e ambientali trovati dal pool di Milano alle rivelazioni di Stefania Ariosto sui rapporti fra gli avvocati Previti e Pacifico e il giudice Squillante, non sarebbero mai emersi. Nessuno saprebbe nulla delle truffe alla Regione Lombardia sulla sanità (Poggi Longostrevi e altri 150 medici) e sui fondi per la ricostruzione del dopo-alluvione in Valtellina. Né delle tangenti incassate da Luigi Odasso, ex amministratore dell’ospedale torinese Molinette. Idem per le prove telefoniche saltate fuori dalle intercettazioni su alcuni personaggi tirati in ballo dalla pentita delle mazzette sulla sanità laziale, la celebre “Lady Asl”. Nè sapremmo nulla dello spionaggio dello staff di Storace su Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alle regionali 2005. Anche il ministro Fitto e i sottosegretari Martinat e Matteoli dormirebbero sonni tranquilli: senza intercettazioni, i loro processi – rispettivamente per le presunte tangenti sanitarie degli Angelucci, per fughe di notizie su un’inchiesta di abusi edilizi all’Elba e per gli appalti truccati del Tav e delle Olimpiadi invernali a Torino – non sarebbero nemmeno iniziati. Niente si saprebbe su certe frange eversive delle tifoserie di Lazio e Catania.

Più recentemente, sapremmo poco o nulla dei dossieraggi della Security Telecom, degli spionaggi illegali al Sismi del duo Pollari-Pompa, del sequestro Abu Omar a opera di spioni americani e italiani favoreggiati da Betulle varie, dei depistaggi addebitati a Gianni de Gennaro sul G8 di Genova. Il pm Guariniello non avrebbe scoperto nulla della mega-truffa sui farmaci che ha portato alla recente ondata di arresti a Torino. La Procura di Napoli non avrebbe potuto scoprire nulla sugli smaltimenti illegali di rifiuti in Campania che han portato ai 25 arresti di qualche giorno fa. Mastella sarebbe tornato in Parlamento, visto che la moglie non sarebbe stata arrestata, e come lei gli altri venti amici dell’Udeur pizzicati a S. Maria Capua Vetere.Anche il pm De Magistris non avrebbe scoperto le ruberie di fondi pubblici sui depuratori e le società fittizie in Calabria. I ladri avrebbero continuato a rubare e lui non sarebbe stato punito dal Csm. Così come Clementina Forleo, unica a pagare per Bancopoli. Per loro, paradossalmente, la legge Berlusconi arriva tardi. Se i due magistrati non avessero potuto scoperchiare gli scandali, nessuno gliel’avrebbe fatta pagare.

Il pdf dell’articolo di Carlo Bonanni su Repubblica.

Intanto è finalmente pronto il decreto legge di Alfano, annunciato ieri, sul ritorno ai metodi tradizionali di indagine:

Categorie: Ad personam, Informazione, TG, TV, Video
Tag:Alfano, Cicchitto, Intercettazioni, La Russa, Travaglio
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3 Comments Received

M1Robur
giugno 16th, 2008 @10:42 pm  

Se faranno tutto ciò già prevedo, che nella prossima campagna elettorale, avranno anche il coraggio di vantarsi che con il loro governo i reati sono diminuiti(si, occultandoli)!
e come minimo diranno che sono le mosse come l’impiego dell’esercito ad aver fatto diminuire i reati!
Italia…sempre peggio!

Floyd Scott
gennaio 9th, 2009 @6:59 am  

hi
zef8sc88snd52oiq
good luck

Francesca Whitehead
gennaio 10th, 2009 @8:00 pm  

hi
zef8sc88snd52oiq
good luck

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